Capitani della spiaggia di Jorge Amado, 1937

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In Brasile, nei primi decenni del XX secolo, attraverso episodi legati dal comune destino dei personaggi, si dipanano le avventure e disavventure dei Capitani della spiaggia, una delle più temibili bande della città di Salvador – nello stato di Bahia – il cui capo è il temibile Petro Proiettile.
Il timore che incutono e la tenerezza che suscitano sono le caratteristiche salienti di questi bambini abbandonati che diventano delinquenti per vivere, dormono in un vecchio magazzino sulla spiaggia e dividono il bottino dei quotidiani furti, come buoni fratelli. Il più grande non ha che quindici anni.
Se Amado ha voluto fare un manifesto politico, un’esaltazione dell’ideologia comunista come unica possibilità di redenzione di questi bambini abbandonati, c’è riuscito in pieno; laddove ha fallito la religione, malgrado la tenacia di padre José Pedro per trasformare questi bambini sbandati in futuri uomini onesti e lavoratori (solo uno del gruppo, il Lecca-Lecca, viene redento da Dio), vince il richiamo dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della libertà, che è concentrato nella parola rivoluzione, come pure la solidarietà della lotta è condensata nella parola compagno/compagni.
Ma al di là del condiviso anelito di denuncia sociale, quello che più piace di questo romanzo è la poesia e la crudezza di certe pagine e l’indulgenza che queste ispirano, unita alla comprensione.
I capitani della spiaggia non sono che ladruncoli che girano con il rasoio o il pugnale, conoscono la capoeira – una lotta-danza dei neri – stendono le negrette sull’arenile quando hanno voglia di sesso, vagano giorno e notte per la città, padroni della loro vita, innamorati della loro libertà, ma Amado li trasforma in eroi della lotta per la sopravvivenza, dotati di altruismo e spirito di sacrificio, vittime della società ricca che vorrebbe eliminare il “problema” che essi costituiscono richiudendoli in riformatori dai quali escono più incattiviti di prima.
L’odio è la ragione di vita di alcuni di loro, che alla cattiveria ricevuta rispondono con un’ostilità persistente, come Gamba-Zoppa e il Siccità, il quale diventa poi un bandito spietato nel combattere i ricchi e i poliziotti, mentre il povero storpio, per sfuggire alla Polizia, si butta nel vuoto.
Ma nasce anche l’inclinazione all’arte del Professore, che diventa un pittore apprezzato a Rio e che racconta nei suoi quadri la miseria dei Capitani della spiaggia oppure la vocazione alla rivoluzione di Pedro Proiettile, che segue le orme del padre, un sindacalista ucciso dalle forze dell’ordine durante un comizio. Mentre il Gatto, bello e malandrino, cresciuto come gli altri tra i furti ma con una prostituta come donna fissa, conferma, crescendo, la sua predisposizione per gli imbrogli e il parassitismo. E Amado sottolinea che, se avesse seguito la chiamata della rivoluzione, non sarebbe stato quello che era.
Anche se Lecca-Lecca segue la voce di Dio – che è come quella del vento e tonante come quella del mare – e sceglie una vita onesta (vendeva giornali, lavorava come lustrascarpe, portava i bagagli dei viaggiatori: era riuscito a smettere di rubare per vivere) non smetterà mai di pregare per i capitani della spiaggia dalla sua cella di penitente.
Grazie a una scrittura lirica che fa leva sui sentimenti, siamo con tutti i capitani della spiaggia, anche se rubano e sono sbandati: siamo le loro madri a distanza e le loro sorelle – magari anche le loro fidanzate – e comprendiamo tutto, vorremmo consolarli perché sono cresciuti soli, senza affetto, senza istruzione, ma soprattutto senza una guida.
La piccola Dora che a soli tredici anni entra nella banda è l’esempio più concreto di come un’orfana, alla quale nessuna famiglia offre lavoro perché i genitori sono stati falciati dalla recente epidemia di vaiolo, si trasformi in una ladruncola, ma la poesia di Amado ne fa una fatina dai capelli biondi, dolce e coraggiosa che, una volta morta, si trasforma in una stella cometa per consolare il suo sposo Petro Proiettile.

 

 

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria Teresa Anastasi ha detto:

    Sembra un libro molto interessante, o sei tu che lo rendi tale?!

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    1. Silvia Lo Giudice ha detto:

      Entrambe le cose, prof!

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