La tempesta di Shakespeare (1610-1611)

la-tempesta-shakespeare-riassunto

Su un’isola disabitata Prospero, legittimo duca di Milano, approda sano e salvo con la figlioletta Miranda, dopo che il fratello Antonio, in combutta con il re di Napoli, gli ha usurpato il trono, abbandonandolo su un’imbarcazione senza vele e senza timone.

La pietà di un gentiluomo della corte di Napoli, Gonzalo, permette ai due sventurati di salvarsi.

Prospero e Miranda sull’isola trovano solamente una creatura mostruosa di nome Calibano, pigra e infida, ingrata, figlio di una strega. Questa creatura è la premessa alla magia che pervade l’opera, nella quale tutto è sapientemente orchestrato da Prospero-mago che, grazie ai suoi libri, evoca spiriti che gli obbediscono per mettere in atto la sua vendetta.

Prospero-mago-destino scatena la tempesta che fa naufragare sull’isola i suoi traditori.

Se il tradimento è già avvenuto in un implicito antefatto, il fatto è costituito appunto dalla tempesta, impetuoso avvio di questa commedia (o favola bella) in cui Shakespeare ha costruito la vendetta per poi smontarla in nome del perdono che si concede a chi è pentito poiché the rarer action is in vertue than in vengeance.

Superando la vendetta, Prospero si prende una bella rivincita su Amleto, che è stato incapace di attuarla.

L’andamento tragi-comico dell’opera si risolve nella pace, nel placarsi dei contrasti, nell’espiazione seguita dal perdono. In questo contesto ci sono tutti gli ingredienti delle opere più grandi del drammaturgo: l’amore contrastato, l’avidità e i contrasti per il potere che oppongono i consanguinei, la rivalsa degli ingrati. Ma Shakespeare, servendosi della magia (e come potrebbe altrimenti!), mette tutti d’accordo e sana i contrasti.

Nel bellissimo epilogo Prospero, dopo aver deposto ogni incantesimo, svela la sua debolezza di uomo e invoca la pietà e il perdono degli altri uomini. Così Shakespeare, poco prima di congedarsi dal teatro (morirà infatti nel 1616) depone tutti i suoi artifici di artista e si affida alle nostre preghiere e alla nostra indulgenza, riconciliandosi con il mondo.

Ci lascia questi interrogativi: la vita non è un po’ come la rappresentazione teatrale che, una volta finita, svanisce senza lasciare traccia? E non è forse vero che siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e che la nostra vita è racchiusa da un sonno?

We are such stuff as dreams are made on; and our little life is rounded with sleep.

 

 

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