Artur Schnitzler, Doppio sogno, 1925

doppio sogno

Romanzo breve o racconto lungo in cui una coppia benestante e affiatata, nella Vienna dei primi anni del secolo, scopre i pericoli che lambiscono il matrimonio, pericoli che derivano dagli impulsi dell’animo, che non si possono reprimere, e dalle occasioni che non sempre si riescono a fuggire.

Fridolin e Albertine, lui medico, lei moglie e madre, si confessano le loro pulsioni segrete a partire da un ballo in maschera, che ha destato in loro più di un brivido imprevisto.

La più intrepida è Albertine che racconta di aver desiderato ardentemente un ufficiale danese durante una vacanza al mare e di aver persino ipotizzato di lasciare tutto per seguirlo.

Fridolin rimane sgomento dalla rivelazione, ritenendo, forse, l’infedeltà, o solo la sua eventualità, una prerogativa maschile.

Così comincia il suo viaggio notturno per ricostruirsi un’identità, una consistenza di vita, delle certezze che la moglie ha demolito con la sua sincerità. Non sa bene dove andare, come punire la moglie, come ritrovarsi, a cosa aggrapparsi. Si aggira curioso nella città, cercando stimoli e occasioni.

Incontra un vecchio amico che lo introduce in una strana festa dove tutti gli invitati sono mascherati e Fridolin, per entrarci, ha dovuto noleggiare una maschera da un equivoco mascheraio.

Il motivo della maschera che ritorna allude all’apparenza che cela la realtà, all’ipocrisia, al perbenismo. Eppure in questa festa ogni moralismo è bandito, uomini e donne si accoppiano liberamente e Fridolin è abbagliato da un folgorante corpo di donna mascherata che lo sollecita ad abbandonare la festa prima che sia troppo tardi. Stuzzicato dal pericolo, ma più ancora dal desiderio della donna, Fridolin non demorde, fino a quando è cacciato via dai convitati, che si accorgono della sua intrusione e accettano di non punirlo solo a prezzo del sacrificio della bellissima donna, che accetta di immolarsi per Fridolin.

Forse è tutta una burla per gabbare uno sprovveduto, tuttavia Fridolin è molto inquieto per le sorti della sconosciuta.

Durante quella stessa notte sua moglie Albertine ha fatto un sogno che gli racconta: faceva l’amore con il bel danese e assisteva alla crocifissione del marito che, non avendo accettato di tradirla, era stato condannato a morte.

C’è stranamente una specularità tra il sogno di Albertine e quello ad occhi aperti di Fridolin: c’è una donna che tradisce e una che si immola, un uomo che non può non tradire e uno che si sacrifica per rimanere fedele alla moglie. In questa specularità si legge tutta l’anima segreta dei protagonisti.

Fridolin è sempre più frustrato dalla potenziale infedeltà della moglie e dalla preoccupazione per la giovane donna di cui si mette alla ricerca per tutto il giorno seguente, fino a ritrovarla cadavere su un letto della sala anatomica. Ma è poi lei? si chiede mentre sta per chinarsi sul suo viso con uno slancio equivoco.

Questo non lo saprà mai e il ricordo di quella notte è destinato a decomporsi come quel bellissimo corpo che lui non ha goduto.

Quando ritorna a casa, Albertine gli fa trovare sul letto la maschera che inavvertitamente gli era caduta quando aveva portato l’abito dal mascheraio.

Quella maschera sul cuscino è il prologo alla confessione: togliersi la maschera equivale a raccontare tutto.

Cosa può nascere per Albertine e Fridolin da questo doppio tradimento, uno consumato, nel sogno, e l’altro no, ma solo per l’avversità delle circostanze? Un avvertimento a stare attenti e svegli perché il destino non potrà  sempre salvarli.

Per ora la loro unione è salva dalle tentazioni e dalle pulsioni consce e inconsce dei desideri e ci si può solo augurare che duri a lungo, ma non si può essere certi che duri per sempre, giacché, come dice Albertine, non si può ipotecare il futuro.

Da questo romanzo Stanley Kubrick ha tratto Eyes wide shut, (1999), ultima pellicola girata dal maestro e dalla coppia Kidman-Cruise. Ma queste sono altre storie.

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anastasi ha detto:

    Bella recensione, chiara, avevo visto il film ma non l’avevo capito fino in fondo

    Mi piace

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